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Pit, ecco come governare il territorio tra sviluppo e tutela
Tre obiettivi: città policentrica, consolidamento dell’industria, conservazione e valorizzazione del patrimonio.
Approvato dalla giunta regionale nell’ultima seduta insieme al Praa, il Pit detta le regole per la pianificazione futura della Toscana. Pianificazione (Pit) e programmazione (Prs) fanno parte oramai di un unico processo e lavorano insieme per raggiungere gli stessi traguardi strategici. Così il governo del territorio diventa strumento per raggiungere obiettivi di natura economica e sociale.
Lo scenario al futuro - In una Toscana che cresce poco, che invecchia, in una Toscana dove il lavoro è scarso e non sempre di qualità specialmente per donne e giovani. In una Toscana dove si fanno sempre più complesse le sfide ambientali e di governo del territorio, gli obiettivi sono quello di un nuovo dinamismo, di un’accessibilità garantita da migliori infrastrutture e di più case in affitto, insomma di uno sviluppo più sostenuto e di qualità. Dentro un contesto di sostenibilità, il governo del territorio deve funzionare da “freno” alle azioni che contrastano con gli indirizzi del “piano pubblico”, e invece da “acceleratore e amplificatore” delle azioni coerenti con questo.
Gli obiettivi del Pit - Sono tre gli obiettivi territoriali di qualità che si pone il Pit:
• La costruzione di una città policentrica che si realizza attraverso la “messa in rete” delle punte più avanzate nella produzione materiale, di servizi e di ricerca e delle più qualificate presenze di qualità urbana delle diverse “città” della Toscana. Tale processo si sostiene con una nuova offerta di alloggi in affitto, con i collegamenti infrastrutturali che possono contare soprattutto sullo sviluppo della logistica toscana, della rete ferroviaria (in particolare l’Av/Ac e di conseguenza sulla rete ferroviaria regionale e metropolitana fiorentina) e delle connessioni con la rete stradale e autostradale.
• Lo sviluppo e il consolidamento dell’apparato industriale, composto dalla filiera ricerca, industria e servizi avanzati. Un apparato industriale che punta sulla qualificazione dei settori tradizionali (inserendo su questi, fasi più avanzate legate alla ricerca, ai servizi e alla logistica), sui nuovi settori produttivi e su quelli più dinamici degli ultimi dieci anni (come la meccanica e la nautica) e infine sul proliferare di tante e sparse iniziative tendenti a far nascere e quindi consolidare presenze legate alle nuove tecnologie e alla conoscenza scientifica. Inoltre sulla capacità di attrarre nel contesto regionale iniziative imprenditoriali di soggetti attivi e innovativi a scala internazionale.
• La conservazione del patrimonio territoriale Ciò prevede il contenimento dell’espansione edilizia sulle colline, la qualità delle periferie urbane, la salvaguardia e lo sviluppo della costa dove si punterà a una riformata portualità con riferimento anche a quella turistica, la riconversione pianificata delle aree industriali. L’attenzione particolare alla tutela del paesaggio trova nel Pit strumenti concreti, come la valutazione critica delle previsioni inserite nei vecchi piani regolatori: cioè viene posta una “salvaguardia” a tutti gli atti di pianificazione pregressa. Alla luce della situazione presente (i nuovi indirizzi e le prescrizioni del Pit , i nuovi piani strutturali) e degli studi che nel frattempo si sono compiuti, ogni previsione “pregressa” sarà riconsiderata e, se necessario, abbandonata o riprogettata se non risulterà coerente. Inoltre il Pit attua, primo esempio in Italia, il Codice del paesaggio, facendo passare il paesaggio dalla cosiddetta “tutela passiva” alla “tutela pianificata”. In aree di particolare pregio (per esempio le aree Unesco) il Piano paesaggistico potrà prevedere più incisive misure di salvaguardia e di tutela.
Questi obiettivi generali si specificano con singoli indirizzi legati alle diverse aree di intervento (per esempio: il divieto di utilizzare il modello di lottizzazione urbana in collina, l’impossibilità di trasformare gli annessi agricoli in villette o fabbricati residenziali, etc.).
Il Pit come patto tra istituzioni - Il Pit prevede un forte ruolo della Regione che riprende in mano la costruzione del piano pubblico. Un piano pubblico di governo del territorio prevede però, accanto ad una Regione forte e autorevole, un tessuto attivo di enti locali. Per questo il Pit si fonda su un Patto fra le istituzioni (siglato al tavolo di concertazione fra Regione Anci Urpt e Uncem) a favore della buona pianificazione e a sostegno della qualità. Con la sottoscrizione del Patto gli enti locali della Toscana, in un contesto di leale collaborazione e di cooperazione continua con la Regione, si impegnano attivamente e con coerenza a perseguire gli obiettivi condivisi del Pit. Perciò è previsto un continuo processo di concertazione con le istituzioni locali e un’apertura sostanziale alla capacità di azione e di progettualità delle singole realtà locali, delle istituzioni locali e delle componenti imprenditoriali. Si elimina in questo modo la lettura gerarchica dei rapporti fra centro e periferia, ma nello stesso tempo si fa avanti il richiamo responsabile a tutti i soggetti della comunità e sempre di più anche a quelli “esterni” a investire per il futuro sostenibile e di qualità della Toscana. Per chi sceglie questa strada virtuosa il Pit cercherà di dare il massimo sostegno possibile. Per chi è fuori da questi obiettivi di qualità la legge regionale 1/2005 prevede invece strumenti di contrasto che possono assumere una efficacia risolutiva (si veda fra tutti la Conferenza paritetica interistituzionale composta da rappresentanti regionali, delle province e dei comuni, con il compito di regolare i contrasti fra le Istituzioni). La validità del Pit dipenderà da come sarà capace di far raggiungere questi obiettivi di qualità. I “risultati” di questa complessa e articolata opera di governance istituzionale saranno monitorati e messi “sotto osservazione”in sede di patto e saranno presentati e discussi a cadenza annuale nel tavolo di concertazione fra le istituzioni.