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Grosseto Sviluppo: un risultato che si tocca con mano

Rosa Rinaldi, sottosegretario del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, venerdì 2 febbraio 2007 ha visitato gli Incubatori di Impresa di Grosseto Sviluppo, a Grosseto, Scarlino e Massa Marittima. “Una realtà da portare ad esempio – ha affermato il sottosegretario – su come le sinergie tra pubblico e privato possano davvero contribuire alla crescita di un territorio”.


Il momento dell'entrata del sottosegretario nell'incubatore di Grosseto
Lei ha iniziato questa mattina la sua visita in provincia di Grosseto dalla Mabro, una delle più grandi aziende industriali della provincia, che sta attraversando un momento di crisi, ma resta comunque un’azienda che ha grandi prospettive. Una provincia, quella di Grosseto, che ha molte frecce al suo arco ma anche qualche difficoltà. Ci sarà modo di superare queste difficoltà?
“Penso che le difficoltà riusciamo a superarle se intanto consolidiamo, appunto, le produzioni che già sono presenti, perché tanto più si consolida, tanto più c’è anche la possibilità di sviluppare. Siamo partiti questa mattina proprio dalla Mabro, sulla quale, come governo, abbiamo assunto alcuni impegni nei confronti dell’Azienda. C’è un problema di esposizione debitoria di tutto rilievo, soprattutto per quanto concerne il mio ufficio, verso l’Inps. Fermo restando il recupero dei crediti cerchiamo delle soluzioni che consentano all’azienda di non ‘morire’ per pagare questi debiti. Ma l’interesse nel fare questa visita così complessa, che ci porta anche a visitare gli Incubatori di Impresa, è anche quello di capire quali sono le ipotesi di sviluppo messe in campo. Mi pare che in questa provincia esista un buon sistema, che fa dialogare istituzioni locali e sistema imprenditoriale. Quella degli Incubatori d’impresa è un’esperienza consolidata anche in altre parti del paese che aiuta a creare anche nuove aziende, a dare possibilità anche alle persone, soprattutto a chi esce dalle università o dalla scuola di potersi cimentare con degli strumenti di sostegno nell’avvio di nuovi settori di produzione. Quindi mi pare che questo territorio abbia una forte idea, che non capita sempre, di una programmazione di sviluppo anche a fronte di difficoltà che evidentemente ci sono e ci sono state. Non con un’idea miracolistica, ma con un’idea che mette insieme le sinergie e le potenzialità che sul territorio ci sono, perché senza queste non si va lontano”.


Il dirigente Doriano Gistri presenta le caratteristiche dell'incubatore agli illustri ospiti
Grosseto Sviluppo si riconosce pienamente in un ruolo di “facilitatore d’impresa” a trecentosessanta gradi. Recentemente, però, sono emerse alcune problematiche collegate all’articolo 13 della legge Bersani che chiede impone limiti alle azioni che enti a compartecipazione pubblica, come anche Grosseto Sviluppo, possono a svolgere. Per un soggetto come Grosseto Sviluppo, dedito, concretamente, alla promozione della cultura imprenditoriale e dello sviluppo del territorio, senza fini di lucro, è fondamentale che ci sia anche il sostegno del governo. In questa prospettiva ci sono possibilità nuove, nuovi finanziamenti, nuovi progetti di cui si può parlare?
“Per quanto riguarda sia il decreto Bersani sia la politica complessiva del Governo abbiamo due interessi: uno, che si sviluppino aziende reali, perché purtroppo noi abbiamo anche esperienze, che non riguardano Grosseto, ma che riguardano interi decenni in cui a volte le agevolazioni che lo Stato ha dato sono finite ad aziende che arrivavano e se ne andavano, senza neanche iniziare la produzione. Il secondo è quello di promuovere un nuovo sistema che parta dalle risorse e dalle persone che sul territorio crescono e maturano, affinché vi sia una reale aderenza ai territori dei soggetti che si vanno a promuovere: mi pare già un salto di qualità sostanziale.
In Finanziaria abbiamo messo comunque risorse importanti sia per l’avvio di nuove aziende che per le aziende che ci sono, naturalmente con l’ottica di favorire il lavoro ‘buono’, perché è inutile negare che nel nostro Paese c’è una situazione di precarietà preoccupante. Non c’è sviluppo se le persone non hanno le possibilità materiali di costruirsi né un’attività né uno spazio di libertà che poi è emanciparsi dalla famiglia. Quindi la prospettiva è una prospettiva in cui quindi si riesca a tenere insieme lo sviluppo di nuovi sistemi aziendali, sistemi aziendali che aderiscono meglio al territorio senza colonizzazioni, ma invece avviando un’integrazione tra territori nazionali e non solo, e dall’altra, ricordandoci che è fondamentale commisurare questo sviluppo con la crescita delle persone. Non c’è sviluppo senza capitale umano, e non c’è possibilità per il capitale umano di crescere se non c’è sviluppo”.


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